FAME D’AMORE

Settimana scorsa, in una giornata intera dedicata a visite e controlli di mia mamma, la cui autonomia è ormai un ricordo, l’ora di pranzo ci sorprende in un bar.

La mia fame è poca, la voglia di salumi inesistente. Il bancone non offre molta scelta e il mio sguardo si posa sul panino che meno si allontana dai miei desideri: crescenza, zucchine e prosciutto.

Un dettaglio, il prosciutto: lo avrei semplicemente tolto.

Non avevo ancora liberato il mio panino da quella parte indesiderata che mia madre ha iniziato la sua litania di critiche e rimproveri, un’escalation verbale sproporzionata, come se stessi commettendo un atto imperdonabile.

Ecco, in questa scena si condensa il mio lungo viaggio emotivo: un apprendistato all’amore e all’essere amata intriso di contraddizioni.

Un “ti amo, ma così non vai bene” che ha fatto da colonna sonora alle mie relazioni. Un copione in cui la responsabilità di ogni dinamica ricadeva inesorabilmente sulle mie spalle. “Sì, ma sei tu che…” diventava un mantra. L’unica risposta alle mie richieste era un muro di distanza emotiva, non fisica, che scavava lentamente un dolore sordo.

Un dolore che mi catapultava indietro, a quella bambina che, per sentirsi accettata, forse ingoiava quelle fette di prosciutto o le scartava con un senso di profonda inadeguatezza. Un loop vizioso, alimentato dall’impossibilità dell’altro di colmare i miei bisogni, facendolo sentire, a sua volta, sbagliato.

La dinamica relazionale era sempre la stessa, a ciclo continuo.

Quando cercavo un contatto emotivo, quando chiedevo di affrontare insieme i momenti difficili, mi scontravo sempre con un allontanamento e un’accusa. La mia reazione era la medesima e questo portava inevitabilmente a due scenari: un blocco emotivo totale o una crisi emotiva intensa, perché mi sentivo annullata, invisibile. Ciò che sentivo e desideravo non aveva alcun valore. E mendicavo amore.

Era diventato un doloroso gioco di specchi, una danza in cui entrambi eravamo intrappolati, senza più riuscire a distinguere chi guidasse e chi seguisse, ma solo a perpetuare una dinamica di sofferenza reciproca.

Questo è un esempio di copione comune nelle nostre interazioni affettive.

Amare, per noi, significa replicare il modello di amore che abbiamo ricevuto, perché è l’unico linguaggio che conosciamo. La verità non è che non sappiamo amare, ma ognuno ama come ha imparato dall’ essere amato.

E non c’è niente da condannare, da criticare. Solo da comprendere.

Con gratitudine per tutto quello che ci ha insegnato.

Con compassione per tutto quello che non è stato.

Con perdono per tutto quello che ha ferito.

Con amore per tutto quello che siamo e non siamo.

Ognuno si relaziona con le sue ferite e le sue memorie.

Il mio modello, intriso di un attaccamento insicuro, mi ha inevitabilmente condotto ad incontrare altri schemi insicuri, spesso evitanti.

Mi sono innamorata di persone apparentemente diverse, sostanzialmente uguali.

Presenza fisica, assenza emotiva.

Dove mi sono sempre sentita “troppo”, chiedevo troppo. Sbagliavo sempre qualcosa di troppo.

Ma in questo meccanismo eravamo in due. Carnefice e vittima non si distinguevano.

La legge di attrazione, con una logica dolorosa, ci spinge verso chi può risuonare con le nostre ferite, verso chi ha il potenziale per guarire parti di noi.

Paradossalmente è quella persona che più ci mette in discussione a vederci chiaramente.

Un circolo vizioso? Sì, finché non riusciamo a osservare questo schema con lucidità e decidiamo di intervenire.

Un lavoro interiore intenso si rende necessario per scardinare dinamiche così radicate, quasi innate.

La consapevolezza è la scintilla che innesca un lungo processo di elaborazione e trasformazione. L’amore autentico è un motore di cambiamento, richiede impegno, pazienza e la definizione di confini sani. I conflitti, gestiti con maturità, possono diventare opportunità di crescita e alleanza, anziché fonte di distanza.

Due persone affamate d’amore che non sanno come nutrirsi di quell’amore, con loro, dentro di loro, finiscono per sbranarsi a vicenda senza essere mai sazi.

Questo non vuol dire non amarsi o non volerlo dimostrare, vuol dire non sapere come farlo.

In qualsiasi modo si faccia è sbagliato.

Sbagliati non siamo noi, non lo è il nostro amore.

Sbagliato è non assumersi la propria responsabilità e fare la propria parte.

Una persona sola all’interno della coppia non salva la coppia, purtroppo no. Finisce solo per fare la crocerossina e nel tentativo di salvataggio, annegare. Annegare in un dolore immenso.

Un percorso di coppia è possibile solo se entrambi desiderano ardentemente camminare insieme, affrontando e attraversando la sfida. Si può fare, con l’aiuto e il sostegno adeguati.

Si possono e si devono modificare insieme le dinamiche relazionali di coppia.

Fondamentali sono la coesistenza di: disponibilità, responsabilità e maturità emotiva.

Un viaggio da intraprendere da soli, quando l’altro non è pronto, non lo desidera.

Qui, un atto d’amore verso se stessi diventa imprescindibile.

Le nostre relazioni rispecchiano fedelmente la relazione che abbiamo con noi stessi.

Se restiamo con qualcuno che ci svaluta, forse siamo i primi a svalutarci.

Una delle separazioni più dolorose in assoluto è quella in cui l’amore c’è, ma vi è la consapevolezza che non è possibile costruire una relazione dove crescere insieme. Restare significherebbe alimentare speranze vane, tollerare ferite, accontentarsi di un amore a metà per paura di perdere l’altro. Restare significherebbe continuare a riaprire una ferita già profonda.

Incontrare una persona che ci accompagna a vedere chiaramente le nostre dinamiche familiari, le nostre ferite, le nostre parti più nascoste e a lavorare sul sé così profondamente accade poche volte nella vita, forse una, due sono già tante, ed è un’immensa possibilità.

In chiave animica sono incontri Karmici. Incontri dove avviene una crescita sia personale che spirituale rilevante.

L’amore ci fa a pezzetti per rimettere insieme i nostri pezzi, ed è il processo più grande ed importante della nostra vita. Un vero atto d’amore. 

L’amore è una scuola che dura dal primo giorno che siamo chiamati su questa terra fino all’ultimo.

Siamo tutti qui per imparare ad amare e a farci amare.

Ma ricordo a me e a te: l’amore non è il premio finale di un percorso ad ostacoli.

Amarsi è sì la sfida della nostra vita, ma possiamo essere amati e amare, mentre impariamo ad amarci.

Le dinamiche relazionali saranno sempre presenti e sempre nuove a noi stessi, cambiamo ogni giorno e tutto di noi con noi.

Se pensiamo che incontrare l’anima gemella sia avere la casa del Mulino Bianco e il finale delle favole, vivremo per sempre in una dimensione infantile con una dinamica figlio-genitore, invece di compagni di vita.

Se pensiamo che cambiando partner, posti, frequentazioni, in cerca di chissà cosa o chissà chi, mendicheremo amore tutta la vita o terremo il cuore congelato per paura di essere feriti e finiremo per essere soli, magari non in apparenza, ma profondamente in un buco nero.

La vita è duale, bello e brutto. Il bello è bello e non ci si pone tante domande. Il brutto è faticoso e ci si pone mille domande. Accompagnarsi anche nella bruttezza, nella certezza di volerci essere insieme, fa la differenza nella qualità della relazione. 

Non dobbiamo aspettare la perfezione, ma l’accettazione di essere perfettamente imperfetti.

Meritiamo amore. 

Oggi, grazie a quell’amore, lascio il prosciutto nel piatto.

Un sorriso si affaccia sul mio volto mentre lenisco le mie ferite con un balsamo di auto-compassione.

Mi accarezzo e ringrazio la vita per avermi dato questa possibilità con la lucidità di comprendere e la forza di agire.

Oggi scelgo di nutrirmi del panino intero, senza accontentarmi delle briciole e senza quel prosciutto che non fa per me.

Ti capita di riconoscere delle dinamiche ripetitive nelle tue relazioni?

Se desideri condividere la tua esperienza, sono qui per ascoltarti.

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OMBRETTA GIANGRANDE

Ricercatrice d’interni

Credo profondamente nel potere dell’ascolto autentico e nella magia che accade quando ci permettiamo di essere visti per chi siamo veramente. Nel mio spazio “È ora di Te” a Crema, accompagno le persone in un viaggio di riscoperta di sé, usando la creatività, la scrittura e l’arte come ponti verso il nostro mondo interiore. Perché sono convinta che ognuno di noi custodisca una chiave di bellezza – a volte serve solo qualcuno che ci aiuti a ricordare dove l’abbiamo riposta.

scopri e’ ora di te

Uno spazio sacro per ritrovarti e fiorire, in Via Cesare Pavese 5 a Crema.

Nello spazio “È ora di Te” a Crema, accompagno le persone in un viaggio interiore di riscoperta di sé, usando anche la creatività, la scrittura e l’arte come ponti verso il nostro mondo interiore. Sono convinta che ognuno di noi custodisca una chiave di bellezza – a volte serve solo qualcuno che ci aiuti a ricordare dove l’abbiamo riposta.

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