IL MIO DOLORE

luce accesa e presenze amorevoli

Il dolore, esperienza universale, si manifesta in mille modi, con intensità e sfumature diverse.

Spesso giunge inatteso, prepotente e invade ogni spazio: il tempo, il corpo, la mente, il cuore, il modo stesso di stare al mondo.
Un vero e proprio atto di ingordigia.
Come si vive o si sopravvive?
Ho attraversato diverse forme di dolore e tra le più laceranti ci sono i lutti, le separazioni, gli abbandoni, i tradimenti, ma non di meno le malattie.
Ogni dolore è unico, persino quando l’esperienza si ripete.
I più grandi mi hanno annientata, invasa e profondamente trasformata.
Una luce è sempre rimasta accesa: la Vita.
Perché, quando tocchi la morte, ti rendi sempre più conto di quanto sia breve questa vita per non custodire ogni singola esperienza.
Ci parla incessantemente, attraverso tutto ciò che ci circonda.
E proprio nel dolore ho imparato ad arrendermi a Lei.
Oggi, anche nella sofferenza, il mio atteggiamento è di apertura e fiducia:
 “Va bene, Vita, disponi di me. Io resto qui. Io ci sono.”
Questo non mi risparmia il dolore, intendiamoci. Lo vivo appieno, lo attraverso, lo sento fino in fondo… se un fondo esiste.

 

Ci sono dolori con cui si impara a convivere, mutano forma, si trasformano, ma restano in un angolo del cuore. Li si va a trovare di tanto in tanto, aprendo e chiudendo quella porta con consapevolezza, senza più permettere loro di invadere l’esistenza (per questo è necessario tempo, tanto).
Nei primi giorni di un dolore improvviso, mi sento sospesa, estranea a me stessa.
Ogni certezza si dissolve, e mi ritrovo in balia di un ignoto.
Fisso il soffitto per ore, immobile.
Cammino per casa, percorrendo chilometri in ciabatte con la mia cagnolina al seguito.
Ascolto, vedo, parlo, ma senza sentire veramente.
Ripeto mille volte le stesse cose alle amiche che con una pazienza disumana incredibilmente continuano ad ascoltare.

Una nebbia di confusione mi avvolge.

E io resto lì.
Il dolore è spietato, ti obbliga a guardare in faccia la realtà, ti obbliga a lasciare andare qualcosa che non c’è più. Qualcosa che non avresti voluto lasciare…. Una parte di te.
Poi, lentamente, quella luce vitale mi riconnette a me stessa e al flusso dell’esistenza.
Si ricomincia.
Non so bene cosa e come.
Una sensazione che fatica a trovare un posto, una motivazione, una pace, ma è lì, insinuata nella mente, nel corpo, nel cuore.
Tutto vive tra l’incredulità e la realtà.
E quando la terra trema sotto i piedi, io continuo a camminarci sopra.
Esco di casa per reimparare a muovermi senza quel pezzo mancante, senza quella certezza perduta, senza quella persona, senza una parte di me.
Perché quando qualcuno se ne va dalla nostra vita, qualsiasi motivazione sia, inevitabilmente porta con sé un frammento di noi.
Facciamo i conti con la morte di una parte di noi.
E il lutto è un lungo processo.
Ho imparato sulla mia pelle che di fronte alla morte di una persona, di una relazione, di qualcosa di importante per noi, è necessario ricordarsi di vivere, non di sopravvivere, come spesso accade.
Vivere pienamente.
Essere ciò che siamo profondamente, fare le cose che amiamo, stare con persone che ci apprezzano e riconoscono, dove la stima e il piacere di stare insieme sono reciproci, rispettare questa terra e donarci al mondo.
Altrimenti la morte è vana.
La sofferenza sprecata.
Così, lentamente mi faccio avvolgere e sostenere da chi mi vuole bene e da qui riparto.
Presente a me stessa, ascoltandomi e rispettando i miei tempi.
In alcuni momenti ci sono completamente, in altri a metà, in altri vorrei solo sparire, in altri impreco e in altri prego. Triste, arrabbiata, sopraffatta, stanca, sorridente o piangente.
Sto.
Bisogna lasciare che ciò che accade segua la sua indisturbata evoluzione.
Bisogna avere pazienza verso le irrisolutezze che abitano il cuore.
Bisogna amare le domande stesse che la vita ci dona, vivendo nel mistero delle risposte che un nuovo giorno svelerà.
Un elemento essenziale della mia vita è il mare.
Oggi, nel giorno del tuo compleanno, a solo venti giorni dalla tua morte mamma, sono qui.
Contemplo il tuo mare, stretta nell’affetto di chi mi vuole bene.
E scelgo di VIVERE.
Un giorno alla volta.
E tu, come vivi il dolore?
Se desideri posso camminare accanto a te, nel tuo dolore, per mantenere quella lucina accesa: la Vita.

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OMBRETTA GIANGRANDE

Ricercatrice d’interni

Credo profondamente nel potere dell’ascolto autentico e nella magia che accade quando ci permettiamo di essere visti per chi siamo veramente. Nel mio spazio “È ora di Te” a Crema, accompagno le persone in un viaggio di riscoperta di sé, usando la creatività, la scrittura e l’arte come ponti verso il nostro mondo interiore. Perché sono convinta che ognuno di noi custodisca una chiave di bellezza – a volte serve solo qualcuno che ci aiuti a ricordare dove l’abbiamo riposta.

scopri e’ ora di te

Uno spazio sacro per ritrovarti e fiorire, in Via Cesare Pavese 5 a Crema.

Nello spazio “È ora di Te” a Crema, accompagno le persone in un viaggio interiore di riscoperta di sé, usando anche la creatività, la scrittura e l’arte come ponti verso il nostro mondo interiore. Sono convinta che ognuno di noi custodisca una chiave di bellezza – a volte serve solo qualcuno che ci aiuti a ricordare dove l’abbiamo riposta.

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